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Russia, da domani il voto ‘per vincere la guerra’: elezioni tra strategia di Putin e disinteresse totale

(Adnkronos) –
Elezioni di guerra in Russia da venerdì e domenica, un esercizio di stile della tecnologia politica del Cremlino in cui non sono candidate figure indipendenti di spicco, non c’è competizione, non ci sono osservatori in grado di contestare brogli e irregolarità, o di verificare la correttezza del voto elettronico.  

Vladimir Putin ha sollecitato i russi, decisamente non interessati al voto, a recarsi alle urne facendo leva sullo spirito patriottico che sembra oramai esaurito, per contribuire in questo modo, ha detto questa sera in un discorso trasmesso sulle reti nazionali, alla vittoria in Ucraina. “La vostra scelta e la vostra volontà ancora una volta dimostrano che milioni di persone sostengono i nostri soldati, che siamo un popolo unito e legato da valori condivisi, memoria storica e amore per la patria, e che nessuno riuscirà a dividerci o a intimidirci, o a incrinare il nostro sistema di stato e socio politico”, ha affermato il presidente che probabilmente, poche settimane dopo la chiusura delle urne, decreterà una mobilitazione.  

I seggi saranno aperti anche nelle regioni occupate dell’Ucraina annesse unilateralmente da Mosca, il Donbass, Kherson e Zaporizhzhia, a cui Putin si è riferito ieri, nel discorso che ha preso il posto di dibattiti a cui il Presidente non si è comunque mai prestato, con il termine di Novorossiya, che riunisce il concetto di dominio e di impero, riferendosi al nome che era stato dato ai nuovi territori occupati nella seconda metà del Settecento. 

 

Anche parte dell’opposizione all’estero ha indicato il voto per qualsiasi partito che non sia Russia Unita, il partito associato a Putin, Yabloko, unico partito a esprimersi contro la guerra in Russia, ha chiesto ai russi di recarsi alle urne, neanche di usare il voto elettronico, per annullare le schede facendo più scelte. L’obiettivo è quindi condiviso. Votare. Ma i russi non danno retta a nessuno: solo il 28 per cento di loro ha in programma di farlo, secondo un sondaggio di Levada – centro di ricerca indipendente ma ‘agente straniero’ – dello scorso giugno. Il 66 per cento dei russi non sa neanche quando si voti, o non lo sapeva allora.  

Fra chi pensava di non votare, il 41 per cento diceva di non volerlo fare perché la sua scheda non fa alcuna differenza, il 24 per cento perché le elezioni non saranno giuste. Il disinteresse totale ha colpito gli stessi candidati. A Ryazan, l’emittente Rossiya 1 per due giorni consecutivi non è riuscita a portare nello stesso studio i candidati alla Duma. Il conduttore è stato costretto in entrambe le occasioni a chiudere la ‘tribuna elettorale’ poco dopo la sigla iniziale perché nessuno si era presentato, come scrive Moscow Times.  

 

Si vota per il rinnovo della Duma di Stato, 450 seggi, la metà dei quali assegnati con il voto di lista e l’altra con il sistema uninominale. Si voterà anche per le elezioni di governatori di alcune regioni, per il rinnovo di assemblee legislative di regioni, alcune delle quali poi eleggeranno il governatore, per il rinnovo di alcuni consigli comunali.  

Oltre a Russia unita, che ha 321 seggi nella Duma uscente, con maggioranza costituzionale assicurata anche per la prossima legislatura, si presentano il Partito comunista, i Liberal democratici, Russia giusta, Nuova Popolazione e Yabloko, quest’ultimo non nel voto di lista, dopo la sentenza della Corte suprema dello scorso 10 agosto che lo ha escluso. Un totale di 36 candidati dell’opposizione, la metà dei quali di Yabloko, nel voto uninominale sono stati costretti a lasciare, anche per il risultato di procedimenti amministrativi, quindi anche una lieve sanzione, che implicano l’ineleggibilità. Diciassette di loro, ha calcolato il sito di notizie indipendente Vyorstka, sono stati costretti a lasciare per post in cui era citato Aleksei Navalny, altri sette per link a post su Facebook o Instagram bloccati in Russia (e usati comunque dall’élite).  

 

Come ha sottolineato l’analista Ekaterina Schulmann, che ha da tempo lasciato la Russia per stabilirsi in Germania, “sarebbe sbagliato pensare che prima c’erano rimasugli di libertà che sono ora stati completamente cancellati”. Vero è però che negli ultimi dieci anni il numero di partiti registrati legalmente è sceso da 75 a 17. E per la prima volta dal 2012, solo i partiti che sono esentati dal dover raccogliere le 200mila firme degli elettori per poter entrare in lizza, vale a dire i partiti già rappresentati alla Duma uscente, sono stati in grado di presentare liste di candidati per le elezioni alla Duma, ha spiegato al Moscow Times Vadim Ternovoy, di Election Atlas al Moscow Times.  

Dal 2022, il numero di candidati alle elezioni di tutti i livelli è sceso del 20 per cento circa. E non si parla di candidature ammesse, ma di richieste di ammissione. Il disincanto per la politica e le sue ricadute non interessa solo la società civile ma anche i partiti dell’opposizione del sistema, esponenti del Partito comunista o i liberaldemocratici. Finanche esponenti di Russia unita hanno denunciato pressioni da parte del loro stesso partito in vista delle primarie. Il progetto dell’ingegneria politica del Cremlino al suo punto di massimo successo, non avendo più incognite, non interessa più a nessuno in Russia. 

 

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