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Lega, il vecchio Carroccio ‘bussa’ alla porta di Salvini: quel simbolo registrato in Belgio nel 2020

(Adnkronos) – Il ‘fantasma’ della Lega Nord torna a bussare alla porta del Carroccio proprio mentre dentro la Lega di Matteo Salvini si riapre la sfida sulla linea politica e sull’identità del partito. Da un lato c’è il Comitato per il Congresso federale che punta a ottenere la convocazione dell’assemblea della ‘Lega Nord per l’Indipendenza della Padania’, dall’altro c’è un simbolo che continua a produrre effetti giuridici ben oltre i confini della politica italiana. “Lega Nord Padania”, rileva l’Adnkronos, risulta infatti registrato presso l’Ufficio dei marchi Benelux (Boip): la domanda è stata presentata nel dicembre 2019 e la registrazione è del marzo 2020, con scadenza nel 2029. Il titolare indicato nei documenti è Marco Amorosetti, con indirizzo a Tournai, in Belgio. Il marchio riguarda servizi, legati al placement del personale e ai mandati, dunque non direttamente l’attività politica. 

 

Un dettaglio apparentemente laterale che, secondo Gabriele Maestri, costituzionalista ed esperto di simboli, aiuta però a comprendere quanto sia complesso il rapporto tra simboli politici e disciplina dei marchi. “A guardare le carte, è una domanda di marchio presentata e accettata nel sistema Benelux, quindi in un ambito territoriale non confliggente con l’Italia. Tra l’altro, per classi di servizi legate al placement del personale, quindi un ambito piuttosto diverso da quello strettamente politico”. “Certamente appare curioso che in alcuni Stati europei sia stato depositato e registrato un simbolo di partito di un altro Paese come marchio”, osserva Maestri, gestore del sito isimbolidelladiscordia.it, ricordando che il cuore di quel simbolo, Alberto da Giussano, “è poi oggetto di altri tre marchi depositati da Matteo Salvini nel 2018 e registrati all’inizio del 2025”, compresa la registrazione della semplice immagine del condottiero. 

Per l’esperto, proprio il caso del marchio belga mostra i rischi dell’uso dello strumento commerciale per tutelare simboli politici. “Questo dimostra una volta di più come registrare, voler pensare di tutelare i simboli politici attraverso la loro registrazione come marchi è semplicemente folle, perché poi possono crearsi conflitti anche solo ipotetici di questo tipo tra titolari in Paesi diversi”. Ma il dossier del simbolo si intreccia con una partita più spinosa: quella sulla sopravvivenza giuridica della Lega Nord. Il Comitato per il Congresso, promosso tra gli altri dall’ex deputato leghista Gianluca Pini, punta infatti a ottenere la convocazione del congresso federale per rinnovare le cariche e riattivare politicamente il vecchio movimento. “Il simbolo ovviamente è soltanto il punto di arrivo. L’idea di base è far rivivere politicamente e nella pratica giuridica anche la Lega Nord, partito che esiste giuridicamente ma è politicamente ridotto ai minimi termini”, spiega Maestri. 

Una partita che Pini aveva già tentato di giocare sul terreno giudiziario. “Già nel 2022 Pini aveva cercato di ottenere la convocazione del congresso rivolgendosi al Tribunale di Milano”. Il ricorso, ricorda l’esperto, non era stato accolto. “Era stato respinto a luglio, soprattutto per ragioni formali”. Secondo Maestri, infatti, “ci voleva un’azione di volontaria giurisdizione” e mancavano le condizioni previste dall’articolo 20 del Codice civile, in base al quale “un decimo degli associati può chiedere la convocazione di un organo e, in caso di inerzia, può ottenere l’autoconvocazione attraverso la richiesta al presidente del tribunale”. All’epoca, osserva, Pini aveva ritenuto che gli iscritti alla Lega Nord fossero solo i sette che avevano rinnovato la tessera, mentre secondo la Lega Nord erano ancora soci ordinari militanti tutti gli ex iscritti storici. 

 

Ora, però, lo scenario potrebbe essere diverso se si raggiungesse una partecipazione sufficientemente ampia. “Se adesso un numero consistente di persone, di iscritti, di soci ordinari militanti, sulla base delle norme del tesseramento e dell’iscrizione ancora presenti sul sito leganord.org si accordasse per chiedere la riattivazione del partito, raggiungendo il 10 per cento degli iscritti, allora il partito potrebbe tornare a vivere”. 

Ed è qui che la vecchia Lega Nord potrebbe tornare a rappresentare un problema per l’attuale Carroccio. “Potenzialmente potrebbe anche decidere di revocare l’uso del simbolo alla Lega per Salvini Premier”, arriva a ipotizzare Maestri. Una possibilità che riguarda però il simbolo e non il nome: “Certo non potrebbe revocare il nome Lega, perché considerato un nome generico, ma l’uso del simbolo di Alberto da Giussano sì”. Un’ipotesi che lo stesso Maestri invita a considerare con prudenza. “È un percorso lungo che difficilmente non conoscerebbe ostacoli, ricorsi o altri atti giuridici”. Ma, aggiunge, “è un percorso che potrebbe esistere vista la particolare condizione della Lega per Salvini Premier, che utilizza un simbolo messo a disposizione da un’altra associazione giuridicamente esistente ma politicamente non attiva”. La partita, dunque, va ben oltre il mero ritorno nostalgico alla Lega Nord. 

 

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