(Adnkronos) – Una risposta strutturale che lavora simultaneamente su tre nodi critici: la difficoltà di diventare genitori, l’aumento della fragilità legata all’invecchiamento e il rischio di esclusione di una parte significativa delle giovani generazioni. È la strategia messa in atto da Fondazione Cariplo, che ha patrocinato il dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato da Adnkronos a Palazzo dell’Informazione a Roma. Nel dettaglio, la Fondazione sostiene, con 3 sfide di mandato, la genitorialità e la natalità con il programma ‘Anita-l’infanzia prima’, gli anziani con ‘Welfare in Ageing’ e i giovani con ‘ZeroNeet’.
L’87% dei genitori considera fondamentale il supporto nel periodo successivo alla nascita, ma solo il 35% riesce ad accedervi concretamente. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia sono ritenuti essenziali dal 92% degli intervistati, ma quasi quattro su dieci non li hanno mai utilizzati. Sono alcuni risultati della ricerca ‘Genitorialità e infanzia’ promossa da Fondazione Cariplo, nell’ambito del programma ‘Anita – L’infanzia prima’, che mette in evidenza uno scarto netto tra bisogni e risposte. Sul fronte culturale, per esempio, oltre il 90% attribuisce grande valore alle attività per i più piccoli, mentre solo il 54% ritiene adeguato il modo in cui la genitorialità viene raccontata nei media. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia, essenziali quasi all’unanimità, risultano difficilmente accessibili, per molti, a causa di costi elevati, organizzazione dei servizi, liste d’attesa e ostacoli territoriali.
A partire da questa evidenza Fondazione Cariplo ha scelto di intervenire in modo strutturale, facendo della prima infanzia una propria Sfida di Mandato. Con ‘Anita – L’infanzia prima’, ha messo a disposizione 20 milioni di euro, interamente stanziati da Cariplo, con l’obiettivo di rafforzare il sistema dei servizi e accompagnare le famiglie nei primi anni di vita dei figli. ‘Anita’ è un programma che utilizza queste risorse per attivare interventi territoriali concreti, costruire reti tra servizi e migliorare il funzionamento complessivo del sistema. In particolare lavora per rendere realmente accessibile il supporto ai neogenitori sviluppando percorsi di accompagnamento nel periodo perinatale che coinvolgono servizi sociali, sanitari ed educativi. Parallelamente, il programma interviene sul rafforzamento dei servizi educativi 0-6 anni, non soltanto aumentando le opportunità, ma lavorando sull’accessibilità effettiva, riducendo le barriere economiche e organizzative che impediscono alle famiglie di utilizzarli. Intervenire nei primi anni di vita significa agire sul momento in cui si formano le disuguaglianze, ma anche creare condizioni più favorevoli alla genitorialità, contribuendo nel tempo a rendere più sostenibile la scelta di avere figli.
“Con ‘Anita-L’infanzia prima’ – spiega Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo – vogliamo provare a facilitare l’accesso alla cultura, ad esempio, ottimizzando la presenza e l’accesso alle biblioteche affinché diventino luoghi dove i bambini possano usufruire e capire l’importanza della cultura. Vogliamo poi migliorare e rendere più numerose le aree pensate per i bambini, come le aree gioco. Le 3 aree principali su cui si concentra ‘Anita’ sono infatti i servizi, gli spazi di vita e la cultura, che si intersecano con 2 altre azioni trasversali e necessarie: la ricerca scientifica integrata e multidisciplinare, che può darci elementi per orientare al meglio le politiche che vogliamo provare ad attuare; e la comunicazione che, provando nuovi strumenti, linguaggi e canali, deve sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’infanzia e dei bisogni dei bambini, che non riguarda solo chi ha figli in questa fascia d’età, ma anche chi ha figli grandi e chi non ne ha”.
Accanto al calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione rappresenta un’altra trasformazione strutturale, che incide profondamente sui sistemi di welfare con una crescente fragilità, delle condizioni di non autosufficienza e di un carico crescente sulle famiglie e sui servizi. In questo contesto, Fondazione Cariplo è intervenuta con il Bando ‘Welfare in Ageing’, orientato a rafforzare e innovare le risposte rivolte alle persone anziane e ai loro caregiver. Le prime 2 edizioni, con un investimento di 12,7 milioni di euro, hanno sostenuto 30 progetti e coinvolto oltre 150 organizzazioni, tra enti capofila e partner. La terza edizione rappresenta un ulteriore sviluppo, con un investimento complessivo di 5,55 milioni, di cui oltre 3,7 stanziati da Fondazione Cariplo, a cui si aggiungono risorse provenienti da Fondazione di Comunità Milano e dal Fondo di Fondazione Fiera Milano. Gli interventi lavorano per intercettare precocemente le fragilità, potenziare la domiciliarità e migliorare l’accesso ai servizi, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e relazionale, oltre che sanitaria. Un elemento chiave – spiega la Fondazione – è il coinvolgimento delle comunità locali: volontariato, reti informali e servizi pubblici concorrono insieme a costruire risposte più accessibili ed efficaci, capaci di raggiungere anche le persone più isolate. L’obiettivo è migliorare il funzionamento complessivo del sistema, rendendolo più flessibile e in grado di adattarsi ai bisogni di una popolazione che cambia rapidamente.
“Con i progetti di welfare in ageing – illustra Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo- vogliamo connettere, rafforzare e innovare, i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie facendo leva nel miglior modo possibile sulle risorse disponibili e con il coinvolgimento della comunità. E’ un problema ampio e diffuso, che possiamo contrastare solo unendo gli sforzi. Tra gli obiettivi non c’è solo il contrasto al fenomeno, ma ribaltare la prospettiva, puntando sugli anziani come risorsa”.
Il terzo elemento della strategia riguarda i giovani e, in particolare, il fenomeno dei Neet, che rappresenta una delle criticità più rilevanti. Oggi si contano in Italia oltre 1,3 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi, circa 150mila dei quali in Lombardia. Dietro questi numeri si nascondono percorsi interrotti, competenze non sviluppate e una perdita progressiva di fiducia, che rischia di tradursi in esclusione duratura. In un contesto segnato dal calo demografico, questo fenomeno assume un peso ancora maggiore, perché significa disperdere una parte fondamentale del capitale umano. Per rispondere a questa sfida, Fondazione Cariplo ha attivato il programma ‘ZeroNeet’. Il programma si sviluppa su circa 50 milioni di euro complessivi, di cui 20 messi direttamente da Fondazione Cariplo e 30 da Intesa Sanpaolo, con il coinvolgimento anche di Regione Lombardia.
ZeroNeet nasce dalla consapevolezza che il fenomeno è complesso e richiede interventi integrati. Le cause sono molteplici: dispersione scolastica, fragilità economiche, assenza di reti di supporto, difficoltà di orientamento e distanza dal mercato del lavoro. Il programma interviene sia in chiave preventiva, sostenendo scuole e percorsi educativi, sia sui giovani già in condizione di inattività, attraverso percorsi personalizzati che combinano formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo. L’obiettivo è ri-attivare almeno 20mila giovani e contribuire alla riduzione del tasso di Neet fino al 9%, in linea con gli obiettivi europei, restituendo opportunità e prospettive a una generazione che rischia di restare ai margini.
“La sfida ZeroNeet – precisa Azzone – ha una doppia valenza: una individuale, che riguarda migliaia di ragazze e ragazzi che rischiano di restare ai margini, e una collettiva perché, come Paese, non possiamo permetterci di perdere una risorsa così preziosa. Siamo particolarmente attenti ai giovani che non studiano né lavorano e vogliamo offrire loro nuove opportunità. Per questo dobbiamo fare un patto con i ragazzi, prendere la responsabilità nei loro confronti e ingaggiarli, costruendo percorsi che li accompagnino davvero. È una sfida che non riguarda solo i singoli – conclude – ma la società nel suo complesso, e che deve diventare una priorità strategica per il Paese”.
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