(Adnkronos) –
Stati Uniti e Iran raggiungono l’accordo per porre fine alla guerra. L’intesa verrà firmata venerdì a Ginevra e non è nota nel dettaglio. Da una parte gli annunci di Donald Trump, dall’altra le comunicazioni di Teheran: il quadro non è ancora definito e non mancano aree ‘grigie’ con messaggi apparentemente in conflitto. I punti fermi, citati da Trump, sono rappresentati dalla rimozione immediata del blocco navale americano e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz “senza pedaggi” subito dopo la firma dell’accordo.
Le parti quindi negozieranno per un accordo ulteriore sul programma nucleare iraniano: senza fumata bianca, dice Trump al New York Times, gli attacchi americani potrebbero riprendere. In alternativa, gli Usa potrebbero diventare “il guardiano del Medio Oriente” per vigilare sulla stabilità della regione in cambio del 20% dei ricavi prodotti dall’area.
L’inizio dei negoziati sul programma nucleare rischia di diventare un nodo. Le trattative, che dovrebbero durare 60 giorni, secondo l’Iran inizierebbero solo dopo lo scongelamento di beni – per miliardi di dollari – attualmente bloccati. Secondo il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, i negoziati ulteriori partiranno quando verranno soddisfatte 3 condizioni: la rimozione del blocco navale, lo stop alle operazioni militari e “lo scongelamento dei fondi iraniani”.
“Questo non è affatto vero”, la replica di un funzionario americano alla Cnn. “L’accordo prevede pagamenti per prestazioni”, la sintesi della fonte. “Non ci saranno fondi scongelati se gli iraniani non onoreranno i loro impegni”, aggiunge il funzionario ribaltando la situazione.
Gharibabadi, particolarmente loquace in queste ore, mette sul tavolo anche il tema delle sanzioni: “Abbiamo diverse questioni da affrontare. La prima è la cessazione di tutte le sanzioni contro la Repubblica islamica”, dice alla tv di stato. L’alleggerimento delle misure comprenderebbe anche “la cessazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e delle risoluzioni del Consiglio dei governatori dell’AIEA”.
Sullo sfondo, rimane da definire la posizione di Israele. Il premier Benjamin Netanyahu non si è ufficialmente pronunciato sull’accordo. Trump, in un’intervista al New York Times, ha definito il primo ministro “una persona davvero difficile. Dovrebbe ringraziarci per quello che stiamo facendo: se l’Iran avesse l’arma nucleare, Israele sparirebbe in un paio d’ore”, le parole del presidente degli Stati Uniti che, nella giornata di domenica, non ha nascosto il suo malumore per l’attacco delle Idf su Beirut: la nuova azione condotta da Israele in Libano ha messo a rischio la conclusione dei colloqui.
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