(Adnkronos) –
I Mondiali di calcio in Usa, Messico e Canada si stanno giocando a temperature spesso superiori ai 30 gradi con tassi di umidità estremi, “la gestione dello stress termico è passata quindi dall’essere un dettaglio marginale a una priorità clinica assoluta per la tutela della salute e l’ottimizzazione della performance. Infatti, mentre in condizioni normali, l’organismo mantiene la propria temperatura centrale intorno ai 37 gradi attraverso un complesso sistema di termoregolazione, basato prevalentemente sulla vasodilatazione periferica (che convoglia il sangue verso la pelle per disperdere calore) e sull’evaporazione del sudore, in condizioni di caldo e umidità estremi, questo meccanismo và in rapida crisi. L’atleta sperimenta una sensazione di stanchezza precoce anche per via del ‘sequestro’ del sangue che dai muscoli viene preferenzialmente indirizzato agli strati corporei superficiali per tentare di disperdere calore. Questo riduce il ritorno venoso, costringendo il cuore ad aumentare drasticamente la frequenza cardiaca per mantenere costante l’ossigenazione. Il risultato è un affaticamento precoce a parità di sforzo”. E’ l’analisi – per l’Adnkronos Salute – del medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).
“Per contrastare questi limiti fisiologici, recentemente sono sempre più utilizzate delle strategie di pre-raffreddamento. L’obiettivo clinico è abbassare preventivamente la temperatura centrale e cutanea prima dello sforzo, creando un ‘serbatoio termico’ più ampio. Partendo da una temperatura corporea inferiore, l’atleta impiegherà più tempo per raggiungere la soglia critica dei 39 gradi – continuia il medico – È in questo esatto contesto medico-scientifico che si inseriscono le innovazioni tecnologiche più recenti. Un noto marchio sportivo ha proposto un sistema a tre strati per aiutare i giocatori ad allenarsi”.
Questo sistema, “mutuato dalle tecnologie sviluppate per proteggere i piloti di Formula 1 dal calore degli abitacoli, applica rigorosamente i principi termodinamici e fisiologici del pre-raffreddamento attraverso tre dispositivi: Gilet di Raffreddamento (Cooling Vest); Giacca Isolante (Insulating Jacket); Sovrascarpa Refrigerante (Cooling Overshoe)”, osserva Bernetti.
L’analisi dei singoli dispositi: 1) Gilet di Raffreddamento (Cooling Vest): “Sfrutta l’azione di uno speciale gel congelato. Agisce per conduzione diretta su tronco, addome e schiena, ovvero le aree con il maggior flusso sanguigno profondo. Abbassare la temperatura cutanea in queste zone attenua la risposta del sistema nervoso, riducendo la necessità del corpo di deviare il sangue verso la pelle e preservando un’eccellente ossigenazione muscolare”, afferma Bernetti.
2) Giacca Isolante (Insulating Jacket): “Questa giacca – prosegue agisce come un guscio ermetico, intrappolando l’aria fredda generata dal gilet e impedendo il precoce scambio termico con l’ambiente rovente esterno. I dati clinico-sportivi – prosegue il medico-fisiatra – indicano che l’azione sinergica di questi due strati può abbassare la temperatura cutanea fino a 13 gradi e ridurre la temperatura centrale fino a 0,5 gradi prima dell’inizio dell’allenamento o della partita”.
3) Sovrascarpa Refrigerante (Cooling Overshoe): “Le estremità sono un crocevia vascolare cruciale e tendono a subire un forte edema (gonfiore) a causa della vasodilatazione periferica prolungata. Questo dispositivo – sottolinea – applicato direttamente sopra lo scarpino, impiega un gel refrigerante capace di abbassare la temperatura del piede di 2 gradi in soli 7 minuti. Offre un rapido sollievo termico sistemico, senza tuttavia compromettere la vascolarizzazione profonda”.
Sostanzialmente l’adozione di questi sistemi indossabili per il controllo termico “permette di superare i limiti logistici e i rischi della classica immersione totale in acqua ghiacciata (che può irrigidire eccessivamente i tessuti prima di uno sforzo esplosivo), soluzioni modulari a strati permettono di in pratica ritardare la fatica centrale e periferica indotta dal caldo estremo. In ottica di prevenzione e riabilitazione, mantenere la temperatura centrale entro i limiti di guardia significa non solo garantire prestazioni massimali, ma proteggere l’integrità fisica dell’atleta”, conclude Bernetti.
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