(Adnkronos) – “I primi cantieri del Piano casa partiranno tra fra gennaio e marzo del prossimo anno. Anche prima di Natale se sono particolarmente bravi”. Lo ha detto Felice Squitieri, commissario straordinario di Governo per il Piano casa 2026, partecipando alla conferenza nazionale degli ordini del Cnappc (Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori) che si è svolta nelle giornate di giovedì 16 e venerdì 17 a Roma, All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone (Sala Petrassi). “Il Piano casa – ha detto – non è soltanto un programma edilizio, è una politica nazionale che deve restituire alla casa il rango di infrastruttura civile e sociale, capace di garantire dignità, stabilità e appartenenza. Recuperare il patrimonio esistente, rendere disponibili abitazioni accessibili e riqualificare quartieri e servizi significa costruire un nuovo patto tra istituzioni, professioni e cittadini. Il Piano casa sarà davvero efficace se saprà coniugare rapidità, qualità progettuale e responsabilità nel tempo: non semplicemente case, ma luoghi nei quali le persone possano riconoscersi, vivere con dignità e costruire il proprio futuro”.
Squitieri a margine ha dettagliato i suoi primissimi passi operativi: “Il primo atto è già individuato dalla norma, dal decreto prima e dalla legge di conversione poi: nominerò il subcommissario e tutta la squadra. Nel frattempo stiamo già lavorando alla ricognizione del patrimonio immobiliare ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e poi passeremo a quello dello Stato, per capire quali sono gli immobili immediatamente utilizzabili per le trasformazioni e soprattutto per la riqualificazione di città, territori e quartieri”. Squitieri ha poi annunciato una forte sinergia tecnica: “Stiamo lavorando con Invitalia nella stesura del bando e alla definizione dei criteri di assegnazione delle risorse finanziarie. Ci sarà un primo criterio che suddividerà gli importi per le Regioni, e poi, tramite il bando, i territori ci presenteranno le richieste in base al proprio specifico fabbisogno di riutilizzo e ristrutturazione del patrimonio Erp”.
Fari puntati anche sul cruciale vertice economico della prossima settimana: “Stiamo già tenendo incontri con le Regioni e con il MEF. Proprio l’incontro della prossima settimana al Ministero dell’Economia e delle Finanze servirà ad avviare operativamente la ricognizione del patrimonio statale, elemento di partenza imprescindibile per la rigenerazione urbana e il recupero degli immobili”.
Sulla scelta di debuttare pubblicamente davanti alla platea degli architetti italiani, Squitieri ha sottolineato: “Credo non sia un caso che per questo ruolo sia stato scelto un architetto, e ne sono orgoglioso. Noi architetti abbiamo una grande capacità: essere dei direttori d’orchestra in grado di mettere insieme tante differenze per ottenere un risultato concreto. In questo caso l’obiettivo è restituire un futuro a famiglie, giovani e persone che oggi non hanno una casa. La casa deve diventare un’infrastruttura civile e sociale esattamente come la sanità o la mobilità”.
Ospite della manifestazione anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Per me è un piacere essere qui e un grande ringraziamento va all’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori per l’invito in un momento di confronto molto importante sia per le trasformazioni in atto nell’ambito degli interventi pubblici, di edilizia, di urbanistica, di progettazione pubblica e di governo del territorio, sia perché siamo in una fase di revisione delle direttive europee sul codice degli appalti pubblici. La collaborazione con la comunità professionale degli architetti è un pilastro fondamentale per la trasformazione che sta vivendo Roma. Oggi la Capitale, dopo anni di stasi, è protagonista di una profonda rigenerazione urbana sostenuta da una stagione di investimenti pubblici e privati senza precedenti, legati anche al Giubileo e al Pnrr. Non ci interroghiamo più solo su ‘quanto’ costruire, ma su ‘come’ trasformare la città per renderla più verde, vivibile e inclusiva. Crediamo che tutti insieme dovremmo in qualche modo aprire una discussione, noi l’abbiamo ormai sollecitata pubblicamente, con le Soprintendenze di Stato per rivedere alcuni parametri che ci portano oggi a vedere respinti troppe volte progetti urbanistici in zone monumentali, che in Italia non sono marginali ma sono ovunque, che prevedano più alberature, più verde”.
“Ecco questo – ha sottolineato il sindaco – è davvero un elemento che noi dobbiamo superare perché altrimenti si rischia veramente di non essere in sintonia con le sfide, con l’emergenza in cui viviamo. Per farlo, abbiamo messo al centro la qualità del progetto. Lo dimostrano i grandi concorsi di architettura avviati – dal Museo della Scienza al Masterplan dell’ex Filanda – e la profonda revisione del Regolamento Edilizio e della Carta per la Qualità, riscritti insieme alle imprese e agli ordini professionali per favorire una reale transizione ecologica. La sfida di Roma è connettere la riqualificazione fisica a quella sociale: portare servizi, verde e alloggi sociali (social housing) fuori dal centro, colmando storici divari nei quartieri. Questa visione richiede anche il coraggio di innovare le regole del gioco. Dobbiamo aprire un confronto nazionale per superare quei vincoli troppo rigidi che spesso rischiano di bloccare la transizione ecologica e gli interventi urbanistici nelle nostre aree stratificate e monumentali. Proteggere il patrimonio storico non significa isolarlo sotto una teca, ma renderlo vivo e fruibile per i cittadini. Infine, stiamo portando questa visione anche in Europa. In qualità di relatore al Comitato delle Regioni per la riforma del codice europeo degli appalti, mi sto battendo affinché la normativa superi la logica del massimo ribasso d’asta. Il nuovo codice deve affiancare alla concorrenza il principio cardine della ‘qualità del risultato’. Risparmiare sulla progettazione per poi trovarsi con opere pubbliche inefficienti non è un risparmio, ma un danno erariale e sociale. Su questo, la voce e le proposte degli architetti saranno decisive”.
L’incontro, che segna la prima riunione in presenza della nuova consiliatura ordinistica, si è aperto con i saluti del presidente nazionale del Cnappc, Alessandro Panci che ha voluto ringraziare i presenti e i prestigiosi ospiti, a partire dall’architetto Massimo Alvisi, dello studio Alvisi Kirimoto, già progettista nello staff di Renzo Piano e ora incaricato per la riqualificazione degli spazi aperti e delle aree pubbliche dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, sottolineando il valore del lavoro di squadra all’interno degli studi professionali.
“La nostra passione – ha affermato Panci – al di là dei singoli nomi, è continuare a migliorare i luoghi in cui viviamo. Per fare questo, l’importanza dei concorsi rimane uno dei temi centrali che continueremo a portare avanti con assoluta determinazione, forti anche del sostegno dei senatori che hanno inserito questo aspetto all’interno delle loro proposte di legge per l’architettura. Spazio pubblico e bene comune sono parole chiave a cui mi sento di aggiungere un concetto fondamentale: pubblica utilità. Lo spazio comune decide della nostra quotidianità ed è per questo che l’attività ordinistica si riconduce direttamente al servizio dei cittadini. Queste giornate confermano l’impegno degli architetti italiani nel mettere le persone al centro, migliorando la qualità degli edifici, degli spazi pubblici e tutti i luoghi in cui viviamo. Come Consiglio nazionale degli architetti PCC siamo in prima linea in questo percorso, pronti a dialogare con le istituzioni per portare la competenza e la sensibilità che da sempre caratterizzano la nostra professione”.
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