(Adnkronos) – Può l’intelligenza artificiale sostituire i professori universitari? È la domanda, volutamente provocatoria, che Pavel Pevzner porterà a Roma in occasione di Cibb 2026, conferenza internazionale ospitata dalla Sapienza Università di Roma dal 2 al 4 settembre prossimi. Pevzner non è un nome qualsiasi. Professore alla University of California San Diego, è considerato uno dei padri della bioinformatica, la disciplina che usa l’informatica e l’intelligenza artificiale per studiare i dati biologici e medici. I suoi libri hanno formato generazioni di ricercatori in tutto il mondo, e i corsi online che ha ideato hanno raggiunto centinaia di migliaia di studenti. “La domanda che Pevzner porta a Roma -spiega ad Adnkronos/Labitalia Umberto Ferraro Petrillo, General chair di Cibb 2026 e professore ordinario presso il dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza Università di Roma- tocca tutti noi che facciamo ricerca e insegnamento. Non è un interrogativo retorico: è un invito a riflettere su come l’intelligenza artificiale stia già cambiando il modo in cui la scienza viene prodotta e trasmessa”.
Da anni infatti Pevzner riflette su come l’intelligenza artificiale stia cambiando il modo di insegnare e di fare ricerca, e sostiene un’idea di didattica in cui la tecnologia diventa uno strumento attivo di formazione. In un momento in cui il dibattito sull’impatto dell’Ai nel lavoro e nella scuola è più acceso che mai, la domanda posta da uno dei massimi esperti mondiali del settore assume un rilievo che va ben oltre la comunità scientifica. E Pevzner esporrà la sua posizione a Cibb 2026, che ormai è uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’uso dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie informatiche nella medicina e nelle scienze della vita.
L’edizione di quest’anno registra numeri record: oltre 300 partecipanti attesi da tutto il mondo, più di 140 interventi scientifici e un centinaio di presentazioni. Accanto a Pevzner interverranno altri tre relatori di primo piano: Per Kragh Andersen (Università di Copenhagen), tra i massimi esperti europei di statistica applicata alla medicina, Marianna Rapsomaniki (ospedale universitario di Losanna), tra le voci di riferimento nell’uso dell’AI in campo biomedico, e Nicola Segata (Università di Trento), scienziato di fama mondiale nello studio del microbioma. Non solo. La conferenza sarà preceduta, il 1° settembre, da tre incontri di formazione gratuiti e aperti a tutti, dedicati alle più recenti applicazioni dell’intelligenza artificiale e dell’informatica alla ricerca biomedica.
Ma l’intelligenza artificiale sostituirà davvero i professori? Secondo il professor Ferraro Petrillo “la domanda va rovesciata. Quella che chiamiamo intelligenza artificiale è già oggi uno straordinario strumento per trasmettere conoscenza: spiega, corregge, si adatta al ritmo di chi impara ed è disponibile a qualunque ora del giorno e della notte. Quello che non sa fare è decidere quali domande valga la pena porsi e, soprattutto, non sa riconoscere quando le proprie risposte sono in realtà sbagliate. Non credo -sottolinea quindi Ferraro Petrillo- che l’AI sostituirà i professori. Credo che cambierà il loro mestiere, e che chi insegna dovrà spostarsi da chi trasmette le informazioni a chi insegna a giudicarle, coltivando il proprio umano spirito critico”, spiega.
Ma secondo Ferraro Petrillo la rivoluzione è già in corso per chi fa ricerca in medicina e biologia, e non solo per merito dell’intelligenza artificiale. “Un singolo esperimento al giorno d’oggi -spiega- può produrre una quantità di dati un tempo inimmaginabile: nessun ricercatore potrebbe esaminarli da solo. Senza l’impiego di metodi computazionali e statistici, gran parte dei dati che produciamo oggi sarebbe semplicemente inutilizzabile. In tutto questo, l’intelligenza artificiale costituisce un ulteriore strumento nelle mani di chi deve dare un senso a questi dati. È la ragione per cui esiste una conferenza come Cibb”, sottolinea.
Ma quali i rischi di questa rivoluzione in corso? “Il rischio principale è la fiducia mal riposta. Questi sistemi sono bravissimi a produrre risposte plausibili, e la plausibilità non è la verità. Ognuno di noi nella sua esperienza quotidiana ha potuto apprezzare quanto le risposte date dall’intelligenza artificiale siano chiare, ben argomentate, solide. Bene, quelle risposte potrebbero essere sbagliate. In medicina questo non è un dettaglio: dietro un risultato c’è la diagnosi di una persona. Un software che sbaglia la sua valutazione mostrandosi sicuro di quello che dice sta mettendo in pericolo la vostra salute. Per questo servono validazione rigorosa, trasparenza sui limiti, e metodi statistici che ci dicano quanto possiamo fidarci di un risultato. Sono esattamente le questioni su cui, a settembre a Roma, si confronteranno oltre 300 ricercatori da tutto il mondo”, conclude Ferraro Petrillo. (di Fabio Paluccio)
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