L’introduzione della tecnologia in Italia con l’avvento del Var nel campionato 2017 è stata un’importante svolta nel mondo del calcio.
Se è vero che gli strumenti tecnologici con una correzione immediata hanno risolto in modo ormai definitivo i dubbi che riguardavano i gol fantasma e i fuorigioco, è altrettanto vero che ha aumentato le perplessità sui falli di gioco (espulsioni, calci di rigore ecc) che rimangono di valutazione soggettiva dell’arbitro a cui spetta la decisione finale.
Le visioni al monitor hanno portato un aumento spropositato dei tempi morti durante una partita di serie A. Si va dai 2 minuti nella migliore delle ipotesi, fino ai 6 minuti che ci ha impiegato per esempio l’arbitro Giuseppe Collu per poi prendere la decisione sbagliata in Milan-Lazio del 29 novembre scorso.
Nella trasmissione 352 Sport il radiocronista Francesco Repice analizza di come sia cambiato il calcio con l’introduzione del Var: “Il tentativo di cercare di dare la perfezione al gioco del calcio è una cosa che non mi è mai piaciuta. Le immagini che l’arbitro vede al monitor possono essere interpretate in tanti milioni di frame e darebbe sempre un risultato diverso. Se un arbitro non vede un fallo significa che ha sbagliato, perché se un giocatore sbaglia un gol a mezzo metro dalla porta non fanno ripetere l’azione. Fossi stato un arbitro non avrei mai accettato il Var”.





