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L’ex presidente serbo Aleksander Vucic ha ammesso la ”sconfitta” elettorale, affermando che la Lista studentesca otterrà la maggioranza nel nuovo Parlamento. Parlando ai membri del suo partito, Vucic ha detto che la Lista studentesca avrà ben oltre i 126 seggi necessari per governare e che il suo partito, l’Sns, ne avrà solo 105.
La Lista degli Studenti rappresentava la sfida più grande per il Partito Progressista Serbo (Sns) dell’ex presidente Vucic. Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato di oggi è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Slobodan Milosevic nel 2000.
La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull’impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l’Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando “forti turbolenze sulla scena politica interna”
Vucic ha aperto a una svolta politica in Serbia, dove aveva dominato per 14 anni dopo essere riuscito a presentarsi come moderato, pur se nazionalista e populista, dopo le posizioni radicali a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila. Anni, quelli che ha trascorso al potere, prima al governo e poi alla presidenza, di corruzione e spola fra Mosca e Bruxelles. Negli anni Novanta era alleato ultranazionalista di Milosevic, di cui è stato, nel 1998, ministro dell’Informazione. Dopo la caduta di Milosevic, milita nel Partito radicale serbo, formazione di estrema destra, guidata da Vojislav Seselj, condannato per crimini contro l’umanità, come i leader serbi della Bornia durante la guerra Radovan Karadzic e Ratko Mladic, entrambi condannati all’ergastolo per genocidio che il partito sosteneva, per il secondo dei quali il mese scorso si sono svolti funerali solenni a Belgrado a cui hanno partecipato diversi ministri del suo partito.
Nel 2008, Vucic compie la svolta: lascia i radicali e co fonda il Partito progressista serbo, formazione conservatrice e formalmente pro europea che vince le elezioni legislative del 2012 e domina da allora la vita politica serba. Vucic è vice premier, ministro della Difesa e poi Premier prima di diventare Presidente nel 2017, senza però mai tagliare i legami con i suoi ex alleati di estrema destra. Vucic è stato costretto lo scorso agosto a convocare elezioni anticipate per il protrarsi delle proteste contro il governo del suo partito e la corruzione.
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