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Benzina e diesel, prezzo continua a salire: quanto costano al litro, self e autostrada

(Adnkronos) – Il prezzo di benzina e diesel continua a salire. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi martedì 2 settembre il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,027 €/l per la benzina e 2,131 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,110 €/l per la benzina e 2,206€/l per il gasolio. 

In forte rialzo anche il prezzo del petrolio: il Wti viaggia a 90,40 dollari segnando un +5,40% a New York. Il Brent avanza del 7,37% a 94,88 dollari al barile. 

“Nonostante ieri la benzina, sfondando la soglia di 2,1 euro in autostrada, abbia conquistato il 3° posto come prezzo più alto di sempre, battuta solo dai prezzi settimanali rilevati il 21 marzo 2022 (2° posto con 2,137 euro dal 14 al 20 marzo) e il 14 marzo 2022 (medaglia d’oro con 2,185 euro dal 7 al 13 marzo), oggi un pieno da 50 litri in autostrada costa ben 30 cent in più rispetto a ieri, essendo passati da 2,104 a 2,110 euro al litro”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. 

“Il Governo Meloni deve tagliare le accise per tutti e sia per il gasolio che per la benzina. Non basta preoccuparsi solo delle categorie produttive, anche perché fino ad oggi è stata coperta una esigua minoranza dei lavoratori colpiti dagli aumenti: autotrasportatori, agricoltori, tassisti e pescatori. Nulla, ad esempio per gli artigiani o per chi trasporta merci ma non è autotrasportatore, con effetti devastanti per l’inflazione”, prosegue Dona. 

“Quanto alla presa in giro del bonus carburanti per i lavoratori, il provvedimento è fallito per ben 3 volte, dato che quelle poche imprese che lo hanno adottato, solitamente quelle grandi, dato che i 200 euro erano deducibili fiscalmente al 100%, lo hanno utilizzato al posto di un premio e di un aumento in busta paga che, a parità di cifra, è molto più oneroso per via di contributi e tasse. Insomma, una beffa: il lavoratore invece di prendere i 200 euro che gli spettano, comperarci quello che vuole, metterli in banca o pagare la rata del mutuo, li prende ma può spenderli solo in carburanti”, conclude Dona. 

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