(Adnkronos) – La relazione tra tecnologie digitali e salute mentale si colloca all’incrocio di due fenomeni ormai di massa: la diffusione pressoché universale della connessione e il crescente peso del disagio psicologico. La conferma arriva da una indagine svolta dall’Eurispes sul rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale che – si sottolinea – “non vuole stabilire se il digitale faccia in assoluto ‘bene’ o ‘male’, ma osservare come si distribuiscono intensità d’uso, competenze, vulnerabilità, difficoltà di autoregolazione, vissuti connessi ai Social network, forme di tecnostress e pratiche di benessere digitale”.
I risultati restituiscono un quadro ambivalente: gli strumenti digitali sono percepiti come utili e ormai irrinunciabili, ma una parte consistente della popolazione segnala automatismi, fatica, perdita di controllo e impatti negativi, con criticità particolarmente concentrate tra i più giovani.
Come conferma l’Eurispes la presenza del digitale nella quotidianità si conferma pressoché universale. Lo smartphone viene utilizzato regolarmente dal 94,3% degli interpellati, il computer o laptop dal 65,2% e la Smart Tv dal 61,2%. Seguono tablet (33,6%), smartwatch (28,4%), console per videogiochi (17,5%). Lo smartphone è trasversale alle generazioni: resta sopra il 95% fino ai 64 anni e coinvolge comunque l’89,9% degli over 64. Gli altri dispositivi mostrano invece un netto divario generazionale. Il computer è usato dall’80,2% dei 18-24enni, nelle altre fasce d’età resta sopra al 70%, mentre fra i più anziani si ferma al 39,1%; il tablet passa dal 52,3% al 18,1%, lo smartwatch dal 46,5% al 12,7%, la console dal 43% al 4,7%. Il genere incide meno dell’età, con l’eccezione delle console, più diffuse fra gli uomini (23,9% contro 11%), e degli smartwatch (30,9% contro 25,9%).
Nei giorni feriali il tempo trascorso sui dispositivi combina uso nel tempo libero e uso obbligato. Per svago, il 93,3% utilizza lo smartphone almeno per una parte della giornata e il 24,1% supera le tre ore; per lavoro o studio lo usa il 66,7% e il 22,2% oltrepassa le tre ore. Il computer è meno comune nel tempo libero, ma centrale nelle attività professionali e formative: il 64,8% lo usa almeno nei giorni feriali per lavoro o studio e il 39,8% per più di tre ore. Nei fine settimana l’uso dello smartphone coinvolge il 95,1% degli intervistati e quasi tre su dieci superano le tre ore.
Anche l’intensità d’uso è fortemente legata alla variabile generazionale. Fra i 18-24enni e i 25-34enni l’esposizione ricreativa allo smartphone è molto più prolungata e si accompagna a un utilizzo frequente di computer, video, Social e console. Più della metà del campione di età compresa fra 18 e 24 anni usa lo smartphone per svago nei giorni feriali per più di tre ore (52,4%), percentuale che sale al 60,5% nei giorni festivi; fra 25 e 34 anni si arriva al 40,4% nei giorni feriali mentre nei festivi si scende al 37%; in tutte le altre fasce d’età l’utilizzo superiore alle tre ore è sensibilmente inferiore e decresce progressivamente con l’età. Per i più anziani l’uso è selettivo, concentrato quasi esclusivamente sullo smartphone, mentre gli altri strumenti digitali non vengono mai utilizzati dal campione over 64, tanto nei giorni feriali quanto in quelli festivi.
Nel tempo libero, Internet è utilizzato soprattutto per cercare informazioni (82,8%), inviare e ricevere email (71,5%), chattare (70,7%), guardare filmati (68,9%) e frequentare Social network (67,9%). Più della metà accede al conto bancario (56,4%), legge giornali online (55,1%) o effettua acquisti (54,7%); il 43,9% guarda film e serie in streaming e il 42,8% paga bollette. Gaming (23,9%), forum (25,6%) e siti di incontri (12,5%) restano più circoscritti. I giovani primeggiano nelle attività relazionali e di intrattenimento; le fasce centrali, soprattutto i 35-44enni, mostrano un uso più ampio dei servizi pratici, finanziari e amministrativi.
L’indagine distingue fra attività che richiedono partecipazione e produzione di contenuti e forme di fruizione prevalentemente osservativa. Il 69,2% pubblica contenuti originali almeno qualche volta e il 63,4% commenta quelli altrui. La messaggistica privata o di gruppo è ancora più diffusa: il 79% la utilizza almeno qualche volta. Risultano però quasi altrettanto comuni le pratiche passive: il 79,8% scorre feed e contenuti senza interagire e il 78,3% guarda profili o attività altrui senza intervenire e circa il 30% svolge spesso attività di questo tipo. Solo la partecipazione a discussioni di gruppo rimane meno generalizzata, pur coinvolgendo almeno qualche volta il 52,2% del campione.
Il profilo dei più giovani combina uso attivo e passivo con intensità eccezionale. Fra i 18-24enni il 97,7% pubblica contenuti sui Social e invia messaggi in chat private e l’86% commenta post di altri, ma sono altrettanto elevate le percentuali di chi scorre contenuti senza interagire (96,5%) e di chi osserva profili altrui senza alcuna interazione (il 98,8%). Ciò significa he la produzione di post e messaggi convive con una lunga esposizione passiva a rappresentazioni delle vite degli altri, terreno nel quale possono svilupparsi confronto sociale, percezione di inadeguatezza e perdita della cognizione del tempo. L’uso passivo non è di per sé patologico, ma diventa più critico quando è automatico, ripetitivo e orientato alla ricerca continua di stimoli.
Le finalità dichiarate confermano la natura multifunzionale del digitale. Il 76% lo usa per informarsi, il 73,2% per mantenere relazioni, il 61,9% per lavoro o studio e il 51,4% per intrattenimento e gioco. Fra i 18-24enni la funzione relazionale raggiunge il 91,9% e quella ricreativa il 76,7%. Anche le motivazioni mostrano una forte stratificazione per età. Nel complesso, il 75,1% attribuisce importanza al mantenimento delle amicizie, il 71,4% al restare informato e il 70,2% ai rapporti familiari; il 53,6% usa le tecnologie per rilassarsi. Sono meno diffuse, ma non marginali, la ricerca di distrazione dai problemi (37,2%), la possibilità di conoscere persone nuove (36,1%), l’espressione della propria identità (29,6%) e la ricerca di approvazione o feedback positivi (26%). Nella fascia 18-24 anni queste motivazioni assumono un peso decisamente rilevante: il 74,4% considera importante conoscere nuove persone, il 67,5% esprimere la propria identità, il 56,9% ricevere approvazione e il 70,9% distrarsi dai problemi. Fra gli over 64 le stesse quote scendono rispettivamente al 19,9%, 10,9%, 9,7% e 20,6%. Il digitale è dunque, per i giovani, non solo un mezzo operativo, ma uno spazio di costruzione identitaria, riconoscimento e regolazione emotiva.
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