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Vestiti, scarpe e accessori: per le grandi imprese scatta divieto distruzione invenduti

(Adnkronos) –
Da domani le grandi imprese del settore tessile non potranno più distruggere capi di abbigliamento, scarpe o accessori invenduti o restituiti dai consumatori, e dovranno favorire il riutilizzo, il riciclo e la donazione di tali prodotti dandogli una seconda vita. Lo ricorda Assoutenti, che sottolinea come la novità interesserà in prima istanza le grandi aziende, e dal 2030 le medie imprese. La Commissione europea, attraverso il Regolamento (Ue) 2024/1781, ha introdotto l’obbligo per le imprese di rendere pubbliche le informazioni sui volumi di beni di consumo invenduti smaltiti come rifiuti. 

L’art. 24 del Regolamento stabilisce che “l’operatore economico che si disfi di prodotti di consumo invenduti direttamente o che incarichi un terzo di disfarsi dei prodotti invenduti per suo conto divulga: il numero e il peso dei prodotti di consumo invenduti di cui si è disfatto all’anno, suddivisi per tipo o categoria di prodotti; i motivi per cui si è disfatto dei prodotti e, se del caso, la deroga pertinente; la percentuale dei prodotti di cui si è disfatto, direttamente o tramite terzi, consegnati perché siano sottoposti a ciascuna delle seguenti attività: la preparazione per il riutilizzo, compresi ricondizionamento e rifabbricazione, riciclaggio, recupero di altro tipo, incluso il recupero di energia, e operazioni di smaltimento; le misure adottate e le misure pianificate per prevenire la distruzione dei prodotti di consumo invenduti”. 

L’art. 25 prevede che dal 19 luglio 2026 “è vietata la distruzione dei prodotti di consumo invenduti elencati all’allegato VII”. Tra questi prodotti – evidenzia Assoutenti – figurano indumenti e accessori di abbigliamento, calzature, cappelli, copricapo e altre acconciature. Previste deroghe al divieto di distruzione per i prodotti che risultino pericolosi, non conformi, che violino le norme sulla proprietà intellettuale, inadatti al riutilizzo, prodotti danneggiati, deteriorati o difettosi. “In Europa fino al 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato vengano distrutti prima dell’uso, per un totale annuo fino a 594.000 tonnellate di tessuti, generando emissioni di CO2 pari a 5,6 milioni di tonnellate – spiega il presidente Gabriele Melluso – Il tasso medio di reso per gli abiti acquistati online è stimato al 20%, ossia un capo su cinque venduto online viene restituito. Grazie alle nuove regole le imprese della moda non potranno più sprecare prodotti che possono avere una seconda vita e dovranno reimmetterli sul mercato o donarli, con benefici per i consumatori, i quali potranno acquistare capi di abbigliamento o scarpe a prezzi scontati, e per l’ambiente”. 

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