(Adnkronos) – “La posizione cinese sullo Stretto di Hormuz è coerente con una linea di de-escalation: Pechino chiede che il traffico resti sicuro, e insiste sulla soluzione diplomatica per proteggere gli interessi della comunità internazionale. La crisi conferma quanto la stabilità delle rotte marittime sia una precondizione per commercio, energia e pianificazione industriale, quindi la Cina cerca di presentarsi come attore di stabilizzazione segnalando a Washington e Teheran che la sicurezza dello Stretto non è solo una questione regionale, ma un tema di interdipendenza globale”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Lorenzo Riccardi, presidente di Eu Sme Centre for China, Centro dell’Unione Europea per le piccole e medie imprese in Cina, commenta la posizione di Pechino che ha chiesto a Iran e Stati Uniti di ristabilire un passaggio sicuro per le navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
Secondo Riccardi, già presidente della Camera di commercio italiana in Cina, In questa fase di tensione nel Medio Oriente e nello Stretto di Hormuz “le opportunità tra Italia e Cina si concentrano soprattutto su settori dove la domanda cinese resta forte e dove l’Italia ha un vantaggio di qualità: moda, meccanica, farmaceutica, chimica, transizione energetica e tecnologie green. Il nuovo quadro fiscale e gli strumenti di cooperazione economica stanno rendendo più interessante strutturare investimenti in modo più stabile. Anche l’export italiano verso la Cina è in crescita del 17,6% e conferma che a fronte delle tensioni geopolitiche, il rapporto economico con Pechino aumenta il proprio ruolo strategico. La priorità per le aziende resta quella di comprendere rischi e opportunità, in un mercato dove regole, accesso e sicurezza delle supply chain cambiano rapidamente. Per l’Italia, questo si traduce in più spazi per export qualificato, presìdi commerciali, e-commerce cross-border e progetti di presenza locale, purché accompagnati da compliance e tutela IP. In questo scenario, la tensione nello Stretto di Hormuz accelera la ricerca di fornitori diversificati e di partnership con aziende cinesi”, sottolinea.
“La Cina si promove in questo contesto di crisi come attore prudente e stabilizzatore, mentre per l’Italia si aprono spazi nelle filiere ad alto valore aggiunto, nella transizione energetica e nei servizi alle imprese che vogliono entrare o consolidarsi sul Far East”, conclude Riccardi. (di Fabio Paluccio)
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