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Ondata di caldo, l’impatto sui ghiacciai italiani

(Adnkronos) – La Penisola è alle prese con una lunga ondata di calore e gli effetti di queste giornate torride non risparmiano le nostre cime. Le alte temperature accelerano la fusione dei ghiacciai italiani, resi fragili da una ridotta copertura nevosa delle precedenti stagioni e da decenni di perdita di superficie glaciale. Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, traccia con l’Adnkronos un bilancio di salute dei nostri ghiacciai, alla vigilia della partenza ad agosto della nuova campagna ‘Carovana dei Ghiacchiai’.  

Ci sono evidenze, al momento, sugli impatti di questa ondata di caldo sui ghiacciai italiani?  

“Sì, anche se per una valutazione precisa dovremo attendere le misurazioni glaciologiche delle prossime settimane, è già evidente che questa ondata di calore sta accelerando la fusione dei ghiacciai. La situazione è resa ancora più critica da un inverno e da una primavera caratterizzati da una copertura nevosa ridotta, in particolare sulle Alpi centro-orientali. Le ondate di calore rappresentano oggi uno dei principali fattori di perdita di massa glaciale. Lo abbiamo già osservato dopo le estati eccezionalmente calde del 2003, del 2022 e del 2023, che hanno fatto registrare alcuni dei peggiori bilanci di massa mai misurati sulle Alpi. Quest’anno il caldo intenso arriva su ghiacciai già poco protetti dalla neve residua, favorendo una fusione ancora più rapida e precoce del ghiaccio”. 

Più in generale, qual è la tendenza degli ultimi anni e lo stato di salute dei ghiacciai italiani?
 

“Purtroppo, il quadro è molto preoccupante. I ghiacciai italiani sono tutti in fase di regressione e i dati mostrano chiaramente che il fenomeno sta accelerando. Si stima che nell’ultimo secolo le Alpi italiane abbiano perso tra il 50 e il 60% della loro superficie glaciale, con una forte intensificazione del fenomeno negli ultimi decenni. Inoltre, oltre il 90% dei ghiacciai italiani ha oggi una superficie inferiore a mezzo chilometro quadrato, una dimensione che li rende particolarmente vulnerabili all’aumento delle temperature e agli eventi climatici estremi. Questa tendenza interessa l’intero arco alpino. Secondo uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista The Cryosphere, almeno 1.938 ghiacciai alpini sono già scomparsi e molti altri si sono ridotti a piccoli frammenti della loro estensione originaria, con la completa deglaciazione di interi bacini idrografici. 

Anche i monitoraggi di Carovana dei Ghiacciai confermano la rapidità dei cambiamenti in atto. Nel 2025, una sola ondata di calore a fine giugno, con temperature medie di circa 7 °C a 3.000 metri di quota – oltre 3 °C sopra la media degli ultimi quindici anni – è stata sufficiente a compromettere in poche settimane l’accumulo nevoso che proteggeva i ghiacciai lombardi. Sul Ghiacciaio del Campo Nord di Livigno, i 170 centimetri di neve presenti a inizio giugno erano completamente scomparsi poco più di un mese dopo, mentre il ghiaccio sottostante aveva perso ulteriori 50 centimetri di spessore”. 

Ci sono ghiacciai in maggiore sofferenza?
 

“In realtà nessun ghiacciaio italiano può essere considerato in buona salute ma alcuni sono particolarmente vulnerabili. Il ghiacciaio della Marmolada è oggi uno dei simboli più evidenti della crisi climatica sulle Alpi. Dal 1888 ha perso oltre l’80% della sua superficie e più del 94% del suo volume. Solo negli ultimi cinque anni sono scomparsi circa 70 ettari di ghiaccio, mentre tra il 2022 e il 2023 la perdita di superficie ha raggiunto il valore record di quasi 14 ettari in un solo anno”. 

Ma non è un caso isolato. “Anche l’Adamello-Mandrone, il più grande ghiacciaio italiano, continua a perdere spessore e volume in modo significativo: nel 2025 si è registrato un abbassamento della superficie di circa 4 metri alla quota di 2.600 metri. In Alto Adige, il ghiacciaio di Solda si sta progressivamente trasformando in un mare di detriti e ghiaccio frammentato, mentre molti piccoli ghiacciai delle Alpi orientali sono ormai ridotti a residui glaciali. 

I dati raccolti da Carovana dei Ghiacciai mostrano, inoltre, che alcuni apparati sono già entrati nella fase finale del loro ciclo di vita. Il ghiacciaio del Careser, uno dei più studiati d’Italia, è considerato destinato a scomparire entro gli anni Quaranta di questo secolo. Ancora più critica è la situazione dei piccoli ghiacciai delle Alpi orientali, come quelli delle Ziroccole, di Fontana Bianca e del Canin, che potrebbero scomparire già nei prossimi anni. In generale, i ghiacciai più piccoli e situati al di sotto dei 3.500 metri di quota sono i più esposti agli effetti del riscaldamento globale e, secondo gli scenari scientifici attuali, molti di essi rischiano di scomparire entro il 2050”. 

Quali sono le conseguenze del declino dei ghiacciai?
 

“I ghiacciai non sono soltanto un patrimonio paesaggistico e naturalistico: rappresentano una componente essenziale del sistema alpino e svolgono un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi montani. La loro scomparsa comporta una progressiva riduzione della disponibilità di acqua durante i mesi estivi, proprio quando molti ecosistemi fluviali sono maggiormente in sofferenza. Le conseguenze riguardano l’agricoltura, la produzione idroelettrica, la biodiversità e l’approvvigionamento idrico delle comunità alpine e di valle. Allo stesso tempo, il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost aumentano l’instabilità dei versanti, favorendo frane, crolli di roccia, colate detritiche e la formazione di nuovi laghi glaciali potenzialmente pericolosi”. 

Come possiamo intervenire?
 

“Di fronte a questa situazione dobbiamo agire su due fronti. Da un lato la mitigazione, riducendo rapidamente le emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale; dall’altro l’adattamento, attraverso il monitoraggio continuo di ghiacciai e permafrost, il rafforzamento dei sistemi di allerta, una pianificazione territoriale adeguata alle nuove condizioni ambientali e una governance delle terre alte capace di gestire territori sempre più trasformati dalla scomparsa del ghiaccio e dalla ridefinizione delle risorse idriche”. 

Per questo, ad agosto, Carovana dei Ghiacciai, “tornerà in quota per monitorare da vicino lo stato di salute dei ghiacciai alpini, documentare gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica e promuovere un confronto tra comunità scientifica, istituzioni e territori” (di Francesca Romano). 

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