(Adnkronos) – Mille pazienti. Mille storie. Il progetto San Bartolomeo continua ad ampliare il proprio impatto e questa mattina ha riunito tutti i promotori – Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte – per fare il punto sui risultati ottenuti e sugli obiettivi futuri: dal 2023 a oggi il progetto è riuscito ad assistere oltre mille persone in condizione di fragilità sociale ed economica che, in molti dei casi, avrebbero rinunciato a curarsi. All’evento, svoltosi nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, hanno partecipato: Leonardo Gallitelli, presidente ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean, Giusi Lecce, medico referente del progetto per la Comunità di Sant’Egidio, Ahmad Al Khoder, mediatore di odontoiatria della Comunità di Sant’Egidio, Marco Di Dio, responsabile Uos Odontoiatria dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Aurora Poggi, infermiera dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Guido Borsani, presidente di Fondazione Deloitte, Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, Sergio Alfieri, Direzione Area clinico-scientifica dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Giovanni Arcuri, direttore generale dell’ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola.
“Dietro ciascuno dei mille pazienti che abbiamo accompagnato in questi tre anni ci sono storie, volti, persone che hanno trovato nel nostro Ospedale cura, accoglienza e ascolto. Il ‘progetto San Bartolomeo’ è la testimonianza concreta di una medicina che sa farsi prossima, raggiungendo chi nella fragilità rischierebbe di essere lasciato indietro”, ha dichiarato Gallitelli.
“Il progetto San Bartolomeo, frutto di una positiva collaborazione tra Sant’Egidio, il Gemelli Isola Tiberina e Deloitte, ha raggiunto – ha ricordato Impagliazzo – un importante traguardo: oltre mille persone hanno avuto accesso alle cure e sono state accompagnate nel loro percorso in questi tre anni. La mediazione culturale e linguistica effettuata ha contribuito ad aggiungere al sostegno sociale anche quello sanitario rafforzando l’obiettivo di una piena integrazione. Per questo e tanti altri motivi il Progetto rappresenta una speranza e un impegno per il futuro, perché il diritto alla salute sia sempre equamente garantito a tutti, a partire dai più fragili”. “Il Progetto San Bartolomeo – ha commentato Fabio Pompei, Ceo Deloitte Central Mediterranean – ci ricorda che quando pubblico, privato e terzo settore collaborano possono generare un impatto di valore per le persone e le comunità. I numeri dei primi tre anni hanno reso San Bartolomeo una best practice e sono l’inizio di un percorso che vuole trasformare questa iniziativa in un modello replicabile, contribuendo a rendere più ampio e inclusivo l’accesso ai servizi sanitari”.
Basato sul concetto della “presa in carico” – informa una nota – “il progetto San Bartolomeo prevede che ogni paziente venga seguito lungo tutto il percorso di cura: dalla comunicazione del bisogno fino al follow-up, oltre al supporto offerto anche a eventuali familiari in difficoltà. Con prestazioni sanitarie in ambito di odontoiatria, ginecologia e ostetricia, senologia, oculistica e ortopedia, il progetto ha già coinvolto oltre mille pazienti e ha portato all’erogazione di 3660 prestazioni specialistiche. Tra i pazienti presi in carico finora, il 70% è donna, sono oltre 140 i minori che hanno beneficiato di cure odontoiatriche specialistiche e sono nati 35 bambini. 85 i ricoveri ospedalieri registrati, di cui oltre 20 relativi a pazienti oncologici, a testimonianza della capacità della struttura di gestire patologie ad elevata complessità. La continuità assistenziale ha rappresentato un elemento cardine del modello di cura adottato: il 34% dei pazienti ha ricevuto un follow-up continuativo, percentuale che nel settore odontoiatrico pediatrico si attesta al 23% dei minori in carico”.
Il tema dell’accessibilità alle cure è al centro del progetto: “I pazienti coinvolti – dettaglia la nota – sono persone che avrebbero avuto difficoltà a curarsi a causa di molteplici barriere tra loro interconnesse: non solo quelle economiche, ma anche linguistiche, burocratiche, culturali e psicologiche, che richiedono soluzioni di supporto multidimensionali, concretizzate nel progetto grazie ai diversi attori coinvolti. Tra i servizi di supporto sociale c’è la mediazione linguistica e culturale fornita dalla Comunità di Sant’Egidio. Inoltre, per accompagnare e orientare al meglio i pazienti durante il loro percorso sono stati realizzati dei kit multilingua”.
La “governance del progetto San Bartolomeo – conclude la nota – vanta un modello collaborativo integrato tra pubblico-privato-terzo settore che mette insieme competenze complementari: la Comunità di Sant’Egidio fa da ponte tra pazienti vulnerabili e sistema sanitario attraverso l’accoglienza, l’individuazione dei bisogni e la mediazione culturale; l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola eroga i servizi di cura mediante le competenze cliniche specialistiche; la Fondazione dell’Ospedale ha un ruolo centrale nella sensibilizzazione rispetto al progetto e nella creazione delle rete di attori e promotori; Deloitte e Fondazione Deloitte svolgono il coordinamento e il monitoraggio dei diversi ambiti progettuali, oltre a sviluppare una strategia integrata di comunicazione”.
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