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La Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia a Milano, ‘L’Ordinamento sportivo alla luce art. 33 Costituzione’

(Adnkronos) – Si è chiusa presso l’NH Machiavelli di Milano la prima Direzione Nazionale di Meritocrazia Italia del 2026, che è anche la prima in assoluto nel capoluogo lombardo. Il titolo è L’ordinamento sportivo dopo l’art. 33 Cost. – il trionfo del merito anche a livello costituzionale. L’introduzione del riferimento al valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme all’art. 33 della Costituzione, che ha segnato un passaggio decisivo ai fini del riconoscimento dell’importanza dello sport sotto il profilo della formazione, della tutela della salute e del suo potenziale inclusivo. Moderato dal giornalista di Rai Sport Saverio Montingelli, l’evento è stato aperto dalla Coordinatrice nazionale di Meritocrazia Italia Paola Panza, che ha ricordato come questa riflessione sullo sport serva a riflettere sulla coesistenza di libertà, qualità e responsabilità in un sistema che favorisca la partecipazione di tutti. “Meritocrazia Italia nasce con l’ambizione di contribuire al dibattito pubblico con idee, competenze e capacità di proposta: un banco di prova che ci spinge a interrogarci su come orientare le scelte secondo criteri di merito e competenza”. 

Gabriella Squitieri, che in Meritocrazia Italia ricopre il ruolo di Ministro per Merito, Turismo, Cultura, Impresa e Territorio, ha aggiunto che “Lo sport non è settore specifico che riguarda solo alcuni, riguarda tutti, ha valenza generale ai fini del benessere e della formazione dell’individuo, e il riconoscimento costituzionale avvenuto nel 2003 lo ha sancito. Lo sport è strettamente legato al merito, ma il riconoscimento costituzionale implica che il merito per essere riconosciuto vada organizzato. Per cui il lavoro più grande deve consistere oggi nel far ruotare alla perfezione ogni apparato del settore”. Il tema del convegno è stato presentato dal Consigliere responsabile della struttura attuativa ed esecutiva di Meritocrazia Italia Alessandro Serrao. “Amo lo sport, e quando ho iniziato a fare sport c’era il piacere di giocare, di stare insieme, di crescere, gli idoli si vedevano per la competenza, non per quanto guadagnavano. Oggi i ragazzi non giocano a pallone col piacere e l’amore, con la voglia e la rinuncia – sì, rinuncia, lo sport è rinuncia, è sacrificio, è quello che abbiamo visto nelle paralimpiadi. Sono gli atleti paralimpici che incarnano il merito. Il riconoscimento costituzionale è il punto di partenza a che lo sport diventi un diritto, per tutti e di tutti, e istituendo un’altra istituzione educativa dopo famiglia e scuola, cioè appunto lo sport, incoraggia la formazione di sportivi e cittadini moralmente superiori. Se visto come mezzo di inclusione, lo sport fa crescere dal punto di vista fisico e ancor più morale ed etico”. 

Da remoto, l’Avvocato dello Stato Paolo Del Vecchio, che si è occupato nella sua vita professionale anche di casi molto delicati come Calciopoli, ha osservato che la Costituzione dà un «riconoscimento, non qualcosa di nuovo, non penso che dobbiamo lavorare affinché lo sport divenga un diritto, perché lo sport diritto lo è di per sé. Il diritto allo sport è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione, quelli fondamentali. Di recente con la Curia e varie associazioni abbiamo messo in campo un comitato che si chiama Sport per Napoli e ha il compito di combattere la dispersione scolastica e fare in modo che lo sport sia leva sociale, per i ragazzi che in famiglia non trovano nessuno sbocco positivo. Andiamo anche nelle scuole, con Patrizio Oliva, gli schermidori, anche i calciatori, e propugniamo il merito sia come esempio sia come anelito, finalità”. 

 

Il Presidente del Comitato Italiano Fair Play Ruggero Alcanterini ha affermato che c’è parecchio da fare sul fair play. “Non l’abbiamo inventato noi ma Shakespeare, visionario che di fronte al dramma della diaspora religiosa introdusse il tema nelle sue commedie. Lo stesso termine sport è letterario, deriva da diporto e l’autore ne è nientemeno che il Boccaccio, nel Decameron. La soluzione dunque credo sia quella di fare mente locale sul concetto di meritocrazia. Siamo condizionati dal merito travisato. Occorre essere razionali nelle scelte gestionali. Utilizziamo quello che c’è, che è tanto, lo Stadio Flaminio versa in stato d’abbandono ma non è colpa sua. Possiamo introdurre soluzioni con un minimo d’impegno. Scegliere significa anche rompere gli schemi. Non basta arrivare primi ma occorre l’idea del rispetto e della partecipazione”. 

La responsabile nazionale di Meritocrazia Italia Alessia Fachechi ha apprezzato il fatto che il nuovo articolo 33 della Costituziona è stato passo importante “capace di riportare l’attenzione di tutta la comunità sul ruolo dello sport nella promozione della persona. Fu riforma votata all’unanimità. Oggi non posso non notare che le battaglie di riforma sono molto più difficili. Larga parte dell’ultima campagna è stata improntata al non toccare la costituzione, e fa strano che questo provenisse dalla parte politica che volle il taglio dei parlamentari. Evolvere richiede a volte scelte impopolari. Ricercare l’effettività dei diritti fondamentali solo nel testo scritto non porta da nessuna parte. In questo formalismo perbenista di oggi più diritti proclamiamo e meno ne abbiamo. La partita del merito si gioca tutta sul modo in cui la politica sarà in grado davvero di portare al centro lo sport. Fino a quando non saremo in grado di creare spazi nelle periferie a rischio di devianza, fino a quando non sarà inclusione culturale, fino a quando il calcio sarà business e non valorizzazione di talenti, ecco, hai voglia a parlare di promozione della salute”. 

È poi intervenuto il già Consigliere di Stato ed ex giudice FIGC Carlo Buonauro, Buonauro: “Merito è parola impegnativa e meritocrazia, fusione di merito e potere, lo è ancor di più. Meritocrazia Italia ha il merito di averla compresa e divulgata nella valenza positiva. Il merito compare nell’art 34 della Costituzione, sull’istruzione da garantire a tutti (primo comma), più l’aggiunta del terzo comma, dove si dice che i capaci e meritevoli pur privi di risorse economiche devono accedere agli studi più alti. La Repubblica riconosce l’attività sportiva, come diritto naturale di cui l’ordinamento prende atto”. 

 

Il Professore ordinario di Diritto sportivo e giudice FIGC Andrea Lepore, da remoto, ha dichiarato di non ritenere «che la riforma dell’articolo 33 abbia inciso moltissimo nel nostro ordinamento. Si parla di valore educativo e sociale, ma questi valori sono già inseriti nella Carta in vari articoli, fra cui il 3, dedicato all’eguaglianza sostanziale, o l’art 32 sul diritto alla salute. Il legislatore costituzionale ha insomma colto lo sport come valore strumentale, e oggi l’articolo 33 può essere un ottimo amplificatore. Ma va raffrontato con la realtà. Lo sport è molto diverso da cinquant’anni fa. Va raggiunto un nuovo equilibrio nell’applicazione dei principi. Una squalifica può essere commutata in disposizione rieducativa? Le sanzioni sono brutalmente concrete già se un atleta è dilettante, e se sono contrarie ai principi della Carta Europea dello Sport possono essere annullate. Che succede al giocatore che non ha potuto gareggiare e il suo club ha perso il campionato? Si rigiocano le partite? È bellissimo parlare di valori nello sport ma qui abbiamo problemi concreti”. 

La Manager dello sport e rapporti istituzionali nonché Presidente della XVIII Commissione intergruppo parlamentare Sviluppo Sud, isole minori e aree fragili Michela Macalli ha specificato che “esiste un fondo dote famiglia che nel 2025 il governo aveva stanziato per 30 milioni di euro onde incentivare l’attività motoria e uno stile di vita sano per i minori in condizioni non agiate. E società di serie A lavorano in zone disagiate come le carceri minorili facendo attività di coinvolgimento e di inclusione di cui non si parla perché non fanno clamore, ma usano a fini positivi i numeri che rendono il calcio bacino d’utenza sociale importante, specie per gli stranieri. L’Italia – e ne sono orgogliosa – è ricca di volontari sportivi, lo sport è cultura. Poi c’è tutto il problema delle infrastrutture, che meriterebbe un convegno a parte”.  

Il Presidente nazionale dell’ente di promozione sportiva Opes Juri Morico, da remoto, ha ricordato che «negli anni Ottanta lo sport era pop: oratori, giochi della gioventù ecc. Questo nonostante che nella Costituzione all’articolo 33 non ci fosse la parola sport e nello statuto del Coni non ci fosse la parola scuola. Noi di Opes abbiamo deciso di essere risorsa. Risorsa che genera valore, ma per questo bisogna avere il coraggio di giocare la partita del proprio tempo. Un buon proposito non garantisce il riconoscimento del merito. Parliamo della nostra res publica, parliamo di patrimonio condiviso, di beni mobili e immobilili, di generazioni e se abbiamo problemi all’interno dobbiamo ragionare su politiche di sistema”. 

 

Il Professor Fabio Iudica, del corso integrativo in Diritto sportivo e contratti sportivi presso l’Università degli Studi di Milano, ha affermato che è basilare «riflettere su cosa significa merito nel calcio. Nei contratti il merito riguarda la prestazione. Ma oltre ai valori tecnici ci sono anche quelli umani. La strada è lastricata di eventualità negative. Gli abusi più diffusi sono quelli psicologici. Pensate alle federazioni della ginnastica artistica: diete pesanti, offese, vessazioni. Specie nei confronti dei minori si crea un rapporto quasi morboso fra allenatore e atleta, che all’allenatore è molto legato e dunque tace, così innescando un circolo pericolosissimo. Anche perché la prescrizione di questi reati è di soli quattro anni. Quali minori entro quattro anni vanno a denunciare il proprio istruttore, che può essere persino radiato? Merito è concedere anche la possibilità di sbagliare. Non dobbiamo essere tutti bravi. Diamo a questi giovani la possibilità di sbagliare”. 

Simone Alberici, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Emilia Romagna, intervenendo da remoto ha illustrato come “da volontari sviluppiamo un’attività dilettantistica in un territorio che altrimenti si riempirebbe di ragazzi di strada. Abbiamo visto l’aumento di terapie psichiatriche infantili per questi giovanissimi che non si parlavano più. Credo che le società dilettantistiche abbiano il compito fondamentale di aggregare al fine di migliorare la socialità e la stessa società”. Ha concluso la sessione un’intervista al Presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello. “La sentenza Bosman che ha dato il via alla libera circolazione dei calciatori ha creato in Italia più che altrove un problema di fondo: ci sono alcune squadre italiane che non hanno un solo italiano fra i titolari. La media è fra i due e i tre. Ovvio che chi fa poi il selezionatore della nazionale ha difficoltà. Ci sono talenti italiani che però non hanno lo stesso appeal degli stranieri, i quali a loro volta non hanno necessariamente qualità superiore a quelle dei nostri. Non ci meravigliamo se l’Italia non ha partecipato agli ultimi due mondiali. Nel 1982 era una nazionale di qualità. Lo sport è parte della natura umana, nasce per rispondere al bisogno di caccia e sopravvivenza, e si sviluppa come fattore salutistico, che stimola una vita sana”.  

Stimolato dal moderatore, Mauriello si è poi espresso ad ampio raggio illustrando la scelta post-ideologica di Meritocrazia Italia, “che non vuole essere né di destra né di sinistra, bensì apportatrice di intelligenza e cultura. E proprio in questo senso facciamo notare la grande affluenza alle urne nell’ultimo referendum, in controtendenza rispetto all’astensionismo, dovuta precisamente al fatto che stavolta nella scheda non c’erano simboli di partiti in cui la gente non si riconosce più. Insomma, la carta vincente per attrarre è la cultura. Semmai notiamo come aprirci alle altre culture ci abbia fatto perdere la nostra identità. Il professor Rodotà diceva che l’importante è la struttura che un paese dà alla propria identità culturale, per potersi interfacciare con gli altri. Rinforziamo dunque la nostra”. 

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